Quando l’unione fa la forza e viceversa: i marchi IGP e DOP negati

da | Feb 7, 2017 | Notizie | 0 commenti

Pocos, locos y mal unidos‘. Questo pare dicesse dei sardi, in una missiva del 500, Antonio Parragues de Castillejo, arcivescovo spagnolo di Cagliari, della popolazione sarda. Frase che, tra storia e fantasia, richiama le caratteristiche di un popolo potenzialmente ricco ma incapace di sfruttare le proprie eccellenze. Nell’accezione dell’epoca, difficilmente controllabile ma facilmente dominabile. Questa frase rispecchia ancora il modo che l’imprenditoria sarda ha di affrontare il mercato, e i marchi IGP e DOP recentemente negati ne sono la conferma.

I marchi IGP e DOP

Ci sono in Sardegna diversi prodotti che già possono fregiarsi del marchio DOP o IGP. Sono ben otto e non è certo roba da poco. Tra gli IGP troviamo l’agnello di Sardegna e i culurgiones d’Ogliastra. Il marchio DOP è riservato al fiore sardo, al pecorino sardo, al pecorino romano, l’olio extravergine d’oliva, il carciofo spinoso e lo zafferano. Ma sono addirittura tredici quelli che invece non hanno ottenuto alcun riconoscimento. Tra il pane il coccoi, il pistoccu, il civraxiu e il carasau. Ma anche il miele, il mirto, le sebadas e il porchetto non hanno avuto il marchio DOP. Bottarga, riso, pomodoro e cozze invece sono quelli  a cui è stato negato il marchio IGP.

Problemi di qualità, di biodiversità, di inapplicabilità del marchio su determinate produzioni? Nel caso del pomodoro sì, è una questione prettamente burocratica. Ma negli altri no, il problema di fondo è uno solo e si rispecchia in quell’ultima parte dell’affermazione iniziale. Quel ‘mal unidos’ che pesa come un macigno sulla nostra economia.

Bottarga, mirto, sebadas e compagnia cantante: cosa non va?

Tra i prodotti che non sono riusciti a ottenere il marchio IGP e DOC spiccano alcune produzioni che dovrebbero essere il fiore all’occhiello della nostra produzione. Ma non è sempre così. Colpa di una presunta “Roma ladrona” che sta cercando di boicottare la Sardegna? Certo, siamo assolutamente sicuri che sia questo il problema principale. E per averne conferma abbiamo cercato di capire in che modo da “Roma” stanno boicottando le eccellenze tipiche sarde. Scoprendo una triste verità.

Insomma, vogliamo farla breve e spieghiamo che il problema è alla base. I produttori, che sono i promotori della richiesta, non si mettono d’accordo sugli ingredienti e sulle modalità di produzione, non riuscendo così a stabilire un disciplinare. Molti produttori inoltre, stando alle parole del presidente della CNA di Tortolì, mal digeriscono l’idea di sottostare ai controlli che l’ente certificatore effettuerà sulla produzione. E il riconoscimento salta perché non è possibile stabilire, a priori, cosa potrà essere DOP o IGP e cosa no.

DOP e IGP: garanzia di qualità?

Pare quindi che il problema sia prima di tutto l’incapacità di fare gruppo, nonostante questa evenienza prometta maggiori guadagni. C’è da dire una cosa: i marchi in sé non garantiscono la qualità assoluta della produzione, ma riguardano proprio una modalità specifica, stabilita d’accordo con i produttori stessi, per la produzione di un determinato bene. E bisogna specificare anche che i prodotti sardi, che non hanno alcun marchio, non sono per questo meno pregiati, tanto che è possibile anche che siano migliori i prodotti senza marchio rispetto a quelli con marchio. Il rischio è, piuttosto, che qualcun altro si appropri dei nomi dei nostri prodotti e trovare sul mercato la bottarga valtellinese, per dirne una.

L’orticello di casa

Le produzioni sarde, per la maggior parte, tendono a essere viste come l’orticello di casa propria. Quello da cui attingere per vendere due zucchine e mezzo chilo di pomodori sul portone di casa. Quello che, finito il prodotto, è finita la vendita e si chiude la baracca. Non c’è la voglia di andare oltre, di ampliare le proprie vedute, di fare gruppo, ecco. Insieme si può scegliere di coltivare di più del proprio orticello, ci si può accordare per vendere non ognuno in casa propria ma in un unico posto in cui i consumatori possano trovare tutte le verdure. Insieme si può superare anche la barriera che i nostri confini naturali e la nostra posizione al centro del Mediterraneo rappresenta per l’economia sarda. Guardare oltre, partecipare tutti e crescere insieme.

La nostra filosofia

Questa è, in poche parole, la filosofia che enedina.it sta cercando di portare avanti: lavorare assieme ai produttori offrendo loro la possibilità di uscire dall’orticello di casa. Noi siamo, per i piccoli produttori, il mercato comune in cui esporre le proprie eccellenze. Noi cerchiamo collaborazione, unione d’intenti, condivisione delle nostre idee e del nostro lavoro. Noi siamo, o vorremmo essere, tutto questo. E questo ci aspettiamo da chi vorrà lavorare seriamente con noi.

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