Pane carasau, un libro che sapendolo leggere può raccontarci molto

da | Set 15, 2017 | Alimentazione e salute, Cultura e artigianato | 0 commenti

Ci sono tanti modi di leggere: cartaceo, digitale, audiolibro, ma oggi vogliamo proporvi un esercizio di fantasia e storia: leggere su pane carasau.

Apri il libro e sfoglia

Un verbo che è anche sostantivo: sfoglia. Il pane carasau è fatto di sfoglie: sfoglie di grano duro, acqua, sale e oggi anche lievito. Sfoglie che prendono forme e spessori diversi ma che regalano tutte lo stesso suono. Il crocchiare del pane carasau è considerato musica, e il suo spessore millimetrico lo assimilano alla carta. Per questo il carasau è detto anche carta musica. Dunque apri, o mordi, questo libro e cerca di leggere cosa c’è scritto. Ti diamo una traccia. Tu apri il libro e sfoglia. Oppure, per giocare con la punteggiatura e il verbo/sostantivo, “Apri il libro: è sfoglia“.

Pane carasau: il contenuto

Tanti sono i contenuti di questo libro. Potrete leggerci di quando i pastori, lontani da casa per seguire i pascoli, portavano con sé queste sfoglie di pane che, grazie alla sua lavorazione, si prestava a una lunga conservazione. Ma c’è anche la duttilità del carasau, che ben si abbina a qualsiasi alimento ed è consumabile sia a secco che condito con olio e sale (prendendo il nome di carasau guttiau), oppure come fondo per piatti umidi, o come base per poggiare carne e pesce arrostiti. Potrete leggerci di uomini che mangiavano il piatto a fine pasto, essendo il piatto il carasau stesso. Potrete leggerci la tradizione di inzuppare nel brodo di pecora le sfoglie per poi formare una sorta di pasta al forno, sovrapposto a mo’ di lasagna, alternato a sugo di pomodoro e formaggio fresco, quindi sigillato con un uovo. Questo è il pane frattau.

Ma c’è altro, ancora. La preparazione del pane carasau era (ed è) un rito complesso e preciso chiamato “sa cotta“. Passa attraverso il lavoro di una famiglia intera e lavorato sempre da sapienti mani di donna. All’impasto (s’inthurta) segue il riposo della pasta e una nuova lavorazione per lo schiacciamento (cariare), quindi la lievitazione (pesare), la divisione in panetti dell’impasto (sestare) e una nuova lievitazione. Quindi si passa alla formazione dei dischi (illadare) che verranno cotti (cochere) in forno a legna (di quercia o ulivo) con temperature fino a 500 gradi centigradi.

Durante la cottura la sfoglia si gonfia come un cuscino e le due parti formatesi vengono divise (fresare) rapidamente per evitare che l’aria al suo interno fuoriesca facendo afflosciare il pane. Per finire le sfoglie, divise tra loro, vengono infornate nuovamente per l’ultima fase: la carasatura, ossia la tostatura. A questo punto il pane è pronto e viene sistemato in pile alte anche un metro con sopra una pressa tonda di legno e un peso.

Storia vere, da leggere con la fantasia

Questo è, per grandi linee, ciò che potrete leggere in un libro di carasau. Una storia antica che comincia presumibilmente all’inizio dell’era nuragica, ovvero intorno al 1800 avanti Cristo. Storie che ribaltano l’idea di lettura, perché di solito la fantasia la mette lo scrittore. Ma qui la storia l’hanno scritta le generazioni di sardi, un popolo antico ricco di tradizioni. Se invece siete abituati a leggere in maniera tradizionale, potete approfittare dei libri di AIPSA, che raccontano con parole e immagini ciò che siamo stati, ciò che siamo e che, forse, saremo. Magari sgranocchiando, o suonando, un po’ di carta musica.

Sei un visitatore?

Visita il Centro Commerciale Virtuale (CCV)

Sei un operatore professionale?

Scopri cosa abbiamo pensato per te