Is Animeddas, quando Halloween è tradizione

da | Ott 30, 2017 | Cultura e artigianato | 0 commenti

Sta per arrivare la notte di Halloween, la festa pagana discriminata in quanto “non italiana”. Eppure in Sardegna un rito simile esiste da tempo: Is Animeddas.

La notte dei morti

Il 31 ottobre rappresenta, nelle usanze celtiche e anglosassoni, la fine del periodo della rinascita e l’inizio del periodo letargico. Il passaggio di testimone tra questi due periodi rappresentava l’unione simbolica tra il regno della luce e quello delle tenebre. Questo era il momento in cui i morti, per una notte, potevano così tornare a vagare sulla terra. La cristianizzazione della popolazione anglosassone da parte dei romani portò a trasformare quella festa pagana nella vigilia di Ognissanti, che in inglese si traduce proprio “All Hallow’s eve“, l’attuale Halloween.

La tradizione sarda

In Sardegna, prima ancora che la popolazione venisse a contatto con gli anglosassoni, esistevano già riti per la commemorazione dei morti. Ma a differenza delle usanze pagane anglosassoni, quelle sarde erano strettamente legate alla religione. Nel periodo in cui i morti tornano sulla terra, i bambini, anime pure, si preoccupano di racimolare beni per le anime dannate vaganti. I beni erano di solito beni di prima necessità, poi diventati dolci che le donne preparano appositamente per il periodo invernale. Solitamente dolci a base di uva passa e sapa (mosto cotto), prodotti e derivati dei raccolti di metà autunno. I pabassini e le pabassine, ossus de mottu (ossi del morto), pani ‘e saba si accompagnavano a castagne, nocciole, frutta secca e melagrane, oltre a legumi secchi e cereali.

Usanze e nomi diversi

Nelle varie zone dell’isola sono così nate diverse usanze che hanno anche preso diversi nomi. Da Is Panixeddas (dolce tipico dei morti) a Su ‘ene ‘e sas ànimas, Su Mortu Mortu, Peti cocone e Su Prugadòriu (Purgatorio), ma quella che più mi ha colpito da bambino è Is Animeddas, diffusa nel sud Sardegna. Questa storia me la raccontò forse mia nonna, forse una zia o comunque una persona anziana. Una storia di cui non ho mai avuto piena conferma, ma che mi ha sempre affascinato. Tutto si svolgeva nella notte in cui i due mondi (dei vivi e dei morti) si allineavano, confondendosi tra loro e lasciando che dal Purgatorio le anime dei morti giungessero sulla terra.

Is Animeddas

Nella notte del 31 ottobre veniva imbandita la tavola per le anime che quella notte avrebbero vagato sulla terra. La tavola veniva lasciata senza posate, che potevano diventare un’arma in mano alle anime più esagitate. Il cibo serviva proprio per le anime che, nel loro vagare, cercavano nei luoghi che gli furono cari in vita qualcosa per placare la loro fame. La tavola restava imbandita fino all’alba, quando le anime lasciavano la terra e tornavano nel loro purgatorio. Ciò che non era stato consumato dalle anime veniva distribuito tra i poveri del paese. Erano i bambini a bussare nelle case, perché erano considerati anime pure, scevre di qualsiasi colpa o astio esistente tra le famiglie. Loro erano Is Animeddas.

Ora, vera o no, questa e altre varianti rappresentavano, per la Sardegna, un modo per ridistribuire i beni, dare a chi non aveva, almeno una volta l’anno, in nome delle anime defunte. Per richiedere i doni i bambini usavano formule diverse, a seconda del luogo. A prescindere dalle differenze, però, resta il gesto di generosità di cui, oggi, si son perse quasi del tutto le tracce a favore di un più commerciale “dolcetto o scherzetto”.

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