Sa die de sa Sardigna, il significato del 28 aprile in Sardegna

da | Apr 24, 2017 | Cultura e artigianato | 0 commenti

Il 28 aprile 2017 ricorre Sa die de sa Sardigna. È una festa che ricorda un fatto storico di importanza fondamentale per la Sardegna. Non dovremmo, noi sardi, mai dimenticarne il senso.

28 aprile 1794

La Sardegna alla fine del 1700 era in fermento. In quel periodo, che coincide con i cosiddetti Vespri Sardi, la popolazione manifestava un’aperta avversione nei confronti dei governatori piemontesi. A complicare le cose si aggiunse, nel 1793, il tentativo da parte dei francesi di invadere e conquistare l’isola. Una volta approdati a Carloforte, tentarono di spingersi alla conquista di Cagliari. I sardi difesero la loro terra con ogni mezzo, riuscendo con orgoglio a cacciare l’invasore francese, meglio equipaggiato. Sulla spinta di una nuova ventata d’orgoglio, i sardi chiesero maggiore autonomia nella gestione del Regno di Sardegna al governo piemontese. In risposta il viceré Balbiano ordinò l’arresto degli avvocati Cabras e Pintor, che erano a capo del partito patriottico.

Di fronte all’ennesimo affronto da parte del governo centrale piemontese, la risposta della borghesia e del popolo sardo fu violenta. Il 28 aprile il popolo sardo scese in strada alla caccia del viceré Balbiano e di tutta la borghesia piemontese. La cacciata avvenne finalmente a maggio del 1794, quando il viceré e i piemontesi vennero mandati via da Cagliari. Furono costretti a salire sulle navi (che li avrebbero portati via dalla Sardegna) letteralmente a calci nel sedere. In seguito i moti proseguirono, guidati da Giovanni Maria Angioy, funzionario del Regno di Sardegna che si ispirò ai moti della rivoluzione francese.

Il ricordo dei fatti in “Sa die de sa Sardigna”

Il 28 aprile di ogni anno, a partire dal 1993, vengono organizzati in tutta l’isola festeggiamenti in onore de “Sa die de sa Sardigna”. A Cagliari viene messa in scena una grande rappresentazione teatrale che ricostruisce, in abiti d’epoca originali, i fatti storici. Si parte dall’arresto di Cabras e Pintor nel bastione di San Remy, per poi proseguire rappresentando tutti i fatti salienti fino all’imbarco forzato del viceré e di tutti i piemontesi. A fine serata cominciano i festeggiamenti con spettacoli musicali e danze folkloristiche. In altri centri della Sardegna vengono organizzate svariate manifestazioni a ricordo della liberazione sarda.

La Sardegna attuale

Oggi la Sardegna si trova, pur con i dovuti distinguo, in una situazione simile a quella della fine del 1700. Il benessere degli ultimi decenni aveva sopito la voglia di indipendenza, che però non è mai stata spenta. La crisi di questi anni che l’isola, e l’Europa tutta, sta attraversando, ha invece rianimato la voglia di indipendenza. Le parole di Giovanni Maria Angioy dovrebbero essere un monito. Da un suo memoriale del 1799 si può leggere:

«Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri, possiede così grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli stati più ricchi d’Europa»

Nel nostro manifesto abbiamo incluso le parole pronunciate, quasi cinquant’anni dopo quelle di Angioy, da Federico Fenu. Egli evidenziava come il benessere dell’isola dipendesse unicamente dall’intraprendenza del popolo sardo. Un monito che vogliamo ricordare a noi stessi e ai nostri produttori ogni volta che proponiamo un nuovo prodotto nel nostro store. E vogliamo ricordare anche come, in quel 28 aprile, la borghesia e il popolo vinsero la loro battaglia per l’indipendenza unendo le loro forze.

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